L'attuale territorio di Olbia fu abitato prima dai
nuragici , dei quali presenta un notevole numero di siti e rovine
preistorici tra cui il pozzo sacro di Sa Testa, la
tomba di giganti (sepoltura megalitica collettiva) di Su Monte 'e s'Abe e il
nuraghe Riu Mulinu a Cabu Abbas. Dal
VI secolo a.C. venne forse frequentato per un breve periodo dai
greci (secondo la tradizione greca citata da
Diodoro ,
Strabone e
Pausania il nome della città di
Olbia deriverebbe dal
greco ??ß??? /
Olbiòs (felice)) e successivamente dai
punici , a cui devono essere attribuite le prime tracce di un vero insediamento urbano (tra il
V e il
IV secolo AC ), cinto da mura, nella parte più interna del golfo. Dal
238 a.C. i
Romani riedificarono la città sull'impianto punico e fecero di Olbia il più importante centro della costa orientale sarda, grazie al suo porto (il più vicino alla penisola), da cui partivano i carichi di materie prime verso la capitale. Nonostante fosse talvolta minacciata dalle incursioni delle popolazioni
còrse della
Gallura e dai Balari del Monteacuto, l'Olbia romana fu una città notevole (con una popolazione stimata in oltre 5000 abitanti) dotata di foro, strade lastricate, terme pubbliche ed acquedotto (dal monte Cabu Abbas, dal latino
caput aquarum ), vi risiedeva e possedeva vasti
latifondi e una fabbrica di laterizi (riportanti il bollo 'Actes Aug[usti] l[iberta]') la liberta di
Nerone , Atte, esiliatavi dopo il matrimonio dell'imperatore con
Poppea . Al
304 d.C., sotto il regno dell'imperatore
Diocleziano vi è attestato il martirio di
San Simplicio , trafitto da una lancia e morto dopo tre giorni di agonia insieme ai suoi tre compagni Rosola, Diocleziano e Fiorenzo, e poi seppellito nella necropoli romana fuori dalle mura. La città romana cadde per un attacco compiuto dai Vandali dal mare; la città fu incendiata e distrutta insieme alle navi ormeggiate in porto come testimoniano i relitti dei recenti scavi del tunnel. Di notevole importanza per conoscere meglio la storia di quel periodo sono gli scavi, iniziati nel
2006 per il rifacimento delle reti idriche nella zona prospicente il molo
Benedetto Brin , da cui è emerso quello che, presumibilmente, doveva essere il foro e resti di templi e botteghe artigiane, che contribuiranno a conoscere meglio un periodo della storia della città. Scavi archeologici nel centro storico di Olbia Un tratto di selciato di epoca tardo imperiale verrà preservato e integrato nell'arredo urbano. Il colpo subito fu terribile e alla fine del
VI secolo la città appare con un nuovo nome, Phausania; secondo alcuni storici questo nome è dovuto all'allontanamento dal nucleo originario verso la campagna, ma recenti studi affermano che la Phausania potesse essere ubicata nel colle di San Simplicio. In questo periodo il porto della città non cessa di vivere e continua a commerciare anche se in modo ridotto rispetto all'età romana e punica. Dall'
VIII al
XII secolo gli Arabi tentano la conquista della Sardegna attratti dalle miniere d'argento, ed e proprio in questo periodo di perdurante allerta che la Sardegna si separa da
Bisanzio e si divide in quattro parti chiamati
Giudicati (Cagliari, Torres, Arborea e Gallura). Olbia, che ora si chiama Civita, ricopre il ruolo di capitale del
Giudicato di Gallura , ed è menzionata per la prima volta con questo nome nel
1113 . Tra la fine del
XI e gli inizi del XII secolo, sotto il giudice Costantino, viene edificata la chiesa di San Simplicio, l'edificio religioso di maggiore bellezza della Gallura. Nel
1296 , morto il giudice Nino Visconti, citato da
Dante nella
Divina Commedia come "Giudice nin gentil", il Giudicato gallurese cade in mano pisana; per iniziativa dei pisani stessi venne quindi ribattezzata in "Terranova" (mentre il termine Civita rimarrà esclusivamente ad individuare amministrativamente la diocesi); Città murata (sulla porta principale verso terra vi campeggiava lo stemma giudicale), centro del potere religioso (la cattedrale extra-muros di San Simplicio realizzata sull'antica necropoli punico-romana in cui erano seppelliti i resti di San Simplicio) e civile (il palazzo giudicale era probabilmente nel luogo della ex caserma della Guardia di Finanza in Corso Umberto, con cappella palatina presso la chiesa di San Paolo), pur con la ripresa dell'attività del porto non raggiunse tuttavia mai i fasti di una vera città capitale (nel 1324 contava su una popolazione di appena "132 uomini" e le fonti riportano come parte della città fosse in rovina e disabitata e ne venissero prelevati i resti anche per l'erezione del complesso della Piazza dei Miracoli a
Pisa ) anche se ne deteneva i diritti storici (ma gli stessi Giudici spesso itineravano tra le varie curatorie), mentre il pesante vincolo pisano nella conduzione del Giudicato ne limitava fortemente l'autonomia. A questo periodo risale comunque il fortilizio del Castello di Pedres, di cui si hanno notizie tra il
1296 ed il
1388 . Nel
1323 la Sardegna viene conquistata dagli Aragonesi e sotto questa dominazione vi venne istituito il regime feudale che comportò la disgregazione del Giudicato di Gallura, con il solo mantenimento dell'organizzazione territoriale in Curatorie (ribattezzate Incontrade): Terranova fu prima nell'omonima Signoria, poi della baronia di Terranova, e quindi Marchesato dal 1579. Di fatto
XIII al
XVI secolo la città decade lentamente per problemi legati all'interramento del porto ormai impaludato e all'insalubrità ambientale e alla presenza della malaria, uniti all'esposizione a scorrerie piratesche/arabe (nel
1553 il corsaro Dragut ne devasta il già rovinoso centro) e nella seconda metà del
'500 la città è pressoché disabitata: nel 1559 a Olbia vengono attribuiti non più di 90 fuochi e alla fine del '600 appena 240 abitanti. Il processo di spopolamento delle coste avviene in concomitanza con il ripopolamento per afflusso delle genti còrse delle zone interne della
Gallura e di
Tempio in particolare, che progressivamente diveniva il nuovo riferimento economico e amministrativo della Gallura. Il declino di Terranova comportò infatti nel
1568 il trasferimento della sede vescovile prima a Castellaragonese (oggi
Castelsardo ) con la denominazione di "Civita e Ampurias" e successivamente nel
1810 alla nascita della
Diocesi di Tempio-Ampurias . Nel
1614 i resti di San Simplicio vennero traslati dalla cripta presso la basilica (sconsacrata e in stato di abbandono) al centro nella chiesa di San Paolo dentro le mura di Terranova. Ancora tra il
1826 e il
1828 Paul Valery nel suo "Voyage en Sardaigne" scriveva "
Il villaggio marittimo di Terranova, insalubre, spopolato, non ha duemila abitanti, occupa il sito dell'antica e celebre Olbia. L'aspetto delle case è quello delle grandi fattorie, (...); Nella campagna, la chiesa di San Simplicio, che risale ai Pisani, è press'a poco abbandonata (...) ", ma anche "
Questa bella pianura di Terranova, un tempo tanto fiorente da contare dodici città e settanta comuni, così felicemente situata in riva al mare, riparata dalle montagne e con un così buon clima, potrebbe nutrire più di 50.000 abitanti; infatti possiede ancora tutti gli elementi dell'antica prosperità
". Questo processo demografico sì invertì solo con la seconda metà dell
'800 : la città viene rinominata in "Terranova Pausania" dal
1862 , e questa si ripopolò a causa della cessazione dei pericoli provenienti dal mare. Furono determinanti la riqualificazione del porto di Terranova (dal 1870, a cui contribuirono tutti i comuni della Gallura) e l'arrivo della ferrovia (la linea Sassari-Chilivani-Monti-Terranova venne inaugurata nel 1881, cui si aggiunse il prolungamento a Golfo Aranci e nel 1889 la diramazione Monti-Tempio), che portarono alla rinascita urbana del centro, che allora contava circa 3000 abitanti, in prevalenza pescatori (con una nutrita comunità di origine ponzese) e contadini. Tuttavia, le difficoltà di ancoraggio dovute all'interramento del golfo spinsero il generale La Marmora a proporre l'idea di costruire un nuovo porto presso Capo Figari, con la fondazione di un nuovo nucleo abitato chiamato "Olbia Nova". Nel
1880 il servizio regolare di linea (passeggeri e postale) per Civitavecchia mediante piroscafi venne spostato da Terranova alla vicina Figari (oggi
Golfo Aranci ), prolungandovi la ferrovia, lasciando alla prima il solo traffico merci e militare. Solo nel
1920 , a seguito di una insurrezione popolare, venne riattivato il servizio a Terranova, il che diede avvio alla rinascita economica, commerciale e demografica del centro mentre, a seguito dei lavori di ampliamento e banchinamento del porto, nel
1930 venne inaugurata la Stazione Marittima. Nel corso del periodo
fascista nel
1939 viene ripristinato l'antico nome romano (
Olbia ), le viene inoltre aggregata la frazione di
San Pantaleo staccata dal disciolto comune di
Nuchis e vengono realizzati regolari collegamenti aerei con la penisola a mezzo di idrovolanti. Durante la guerra subiscono bombardamenti il porto e il municipio. Bonificato il territorio e debellata la presenza della malaria, nel corso della seconda metà del
XX secolo e in particolare dagli anni '60 la città cresce economicamente e demograficamente sotto la spinta della scoperta turistica della costa nord orientale della Sardegna (Costa Smeralda, Arcipelago della Maddalena, Santa Teresa), della quale diviene il principale riferimento e centro di servizi. La città passa dai 14700 abitanti del 1951 ai 45400 del 2001, con un incremento senza eguali tra le realtà urbane dell'isola